DEMOGRAFIA

Domanda: «I tassi di natalità si stanno riducendo in tutto il mondo. Dunque la ““bomba demografica”” è solo una bufala?»


I tassi di natalità sono scesi a quasi la metà rispetto al 1950: da una media di 5 a una di 2,6 nati. Anche il nostro tasso di crescita è sceso significativamente, come mostra questo grafico tratto dall’US Census Bureau [1].

Grafico - tasso di crescita della popolazione mondiale (1950-2050)

Analogamente, anche la crescita annuale della popolazione è migliorata, passando da un massimo di 87 milioni nel 1989 a circa 74 milioni nel 2005. 

Ciononostante, prima di celebrare l’apparente scoppiettio che sembrerebbe avere sostituito l’esplosione demografica, è meglio dare un’occhiata a un altro grafico — un grafico che il più delle volte viene ignorato.

Grafico - popolazione mondiale (1950-2050)

 
 
Domanda: «Se i tassi di natalità, i tassi di fecondità e i tassi di crescita sono in calo, com’è possibile che la popolazione continui a crescere?»


Inerzia. Sebbene ogni coppia metta al mondo meno figli, ci sono più coppie che lo fanno, il che fa ‘sì che siamo sempre più numerosi. Per esempio, la Cina ha uno dei tassi di natalità più bassi al mondo, eppure la sua popolazione continua a crescere al ritmo di 10 milioni all’anno.

 
 
Domanda: «Non è che mettendo al mondo due figli rimpiazziamo noi stessi e nulla più?»


“Fermati a due” può essere stato un motto radicale nel 1968, quando venne fondata Zero Population Growth [2], ma era a malapena adeguato anche per quei tempi. Il cosiddetto livello di sostituzione della fecondità (2,1 nati per coppia), per via del fenomeno dell’inerzia, non porterebbe verso la vera crescita zero fino alla metà di questo secolo.

Oggi quel messaggio è solo lievemente rivisto e corretto: «Considera la possibilità di non avere figli o di averne solo uno e, se arrivi al secondo, fai assolutamente in modo di fermarti».

Il concetto secondo il quale mettendo al mondo due discendenti non si farebbe che sostituire la coppia che li ha generati senza dare luogo a un impatto maggiore è un concetto specioso. Noi umani non siamo salmoni — non moriamo subito dopo la riproduzione. La maggior parte di noi sarà ancora al mondo quando la propria progenie procreerà, e ancora quando quell’ulteriore progenie procreerà a sua volta.

Quando una coppia “sostituisce” se stessa, il nostro impatto ambientale raddoppia, partendo dal presupposto che la nostra progenie segua uno stile di vita attento all’ambiente quanto il nostro e che i nostri figli non si riproducano a loro volta.

Il messaggio del “fermati a due” in effetti incoraggia la riproduzione da parte di coppie “qualificate”. Sebbene un figlio desiderato sia meglio di un figlio indesiderato, uno intelligente (qualsiasi cosa significhi quest’aggettivo) meglio di uno stupido, uno seguito meglio di uno abbandonato, ciascuno di noi nel mondo industrializzato ha comunque un impatto enorme sulla natura [3].

Per esempio, in termini di consumi energetici, se una coppia di Nord Americani si ferma a due, è più o meno come se una coppia di Indiani si fermasse a 60, o una coppia di Etiopi si fermasse a oltre 600. Si vedano a questo proposito i consumi energetici statunitensi.[4]

Due è senz’altro meglio di quattro e uno è due volte meglio di due, ma mettere oggi intenzionalmente al mondo anche un solo figlio da un punto di vista morale equivale a vendere biglietti per una crociera su nave che affonda.

Indipendentemente da quanta progenie abbiamo o non abbiamo generato, piuttosto che fermarsi a due dobbiamo fermarci subito [5].

 

Note

[1] Si veda http://www.census.gov/.
[2] Zero Population Growth ha cambiato il proprio nome in Population Connection. Il sito di questa organizzazione è consultabile presso http://www.populationconnection.org/.
[3] Vero, ma non dimentichiamo che ciascun nato, industria o non industria, ha comunque un impatto enorme sull’ambiente. Quando si parla di questi temi, occorre fare molta attenzione tanto a non delegare ad altri le proprie indubbie responsabilità quanto a non incorrere in un terzomondismo privo di fondamento [N.d.T.].
[4] Si veda energy.cr.usgs.gov/energy/stats_ctry/Stat1.html#ConsumptionUvsW. Interessante potrebbe essere anche compiere qualche ricerca sui consumi energetici di noi Italiani. Scopriremmo di non essere poi tanto più “parsimoniosi” dei Nordamericani… [N.d.T.]
[5] «Rather than stop at one, we must stop at once» è un gioco di parole praticamente intraducibile dall’inglese, dove “at one” sta per “a uno”, mentre “at once” significa “subito” [N.d.T].


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Traduzione italiana di Carpanix — visitate www.oilcrash.com per leggere altri articoli riferiti a sovrappopolazione e sovraffollamento.