Savana africana

 

ECOLOGIA

 

«L’uomo, con la sua condotta sbagliata, ha interferito grandemente con la natura. Ha devastato le foreste e, di conseguenza, ha perfino modificato le condizioni atmosferiche e il clima. A causa dell’uomo, alcune specie di piante ed animali si sono estinte completamente, pur essendo essenziali nell’economia della Natura. Ovunque la qualità dell’aria risente di fumi e simili, e i fiumi sono inquinati. Queste cose e molto altro costituiscono per la Natura serie penalizzazioni che l’uomo oggigiorno non considera per nulla ma che sono della massima importanza, e mostrano improvvisamente il loro effetto negativo non solo sulle piante, ma anche sugli animali, giacché questi ultimi non hanno la resilienza e la forza di resistenza dell’uomo.» (1832)

Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832)


D: Essere genitori è un male per l’ecologia della Terra?

C’è in circolazione un adesivo che recita: «La maternità è una professione della quale essere fieri». Difficile avere da ridire con una cosa del genere, se non per il fatto che dovrebbe riferirsi anche alla paternità. Essere genitori è una delle imprese più critiche e sottovalutate che si possano intraprendere oggigiorno.

Molti Volontari e Sostenitori del VHEMT sono genitori, poiché sono giunti alla consapevolezza solo dopo aver messo al mondo i propri eredi. E molti di coloro che non hanno procreato sono stati più fortunati che virtuosi. Ad ogni modo, il passato è ormai storia. Quel che conta veramente è la quantità di discendenti che non creeremo in futuro.

Le lamentele delle madri e dei padri che si ritengono non rispettati dagli altri che si interessano al pianeta Terra non sono completamente immaginarie. La nostra società è dominata dalla mentalità dell’opposizione: identifica il nemico e prendilo a calci nel sedere. Poiché la riproduzione costituisce il massimo impatto che possiamo infliggere alla Natura, alcuni vedono i genitori come nemici del pianeta. Ma tutto quel che otteniamo saltellando in tondo per prenderci a calci nel sedere a vicenda è il rischio di fare un bel ruzzolone di gruppo. Non serve essere neurochirurghi per capire che i calci nel sedere non sono il modo migliore per influire sui cervelli.

Molti giovani potrebbero trarre vantaggio dal diventare genitori responsabili. Quelli di noi che sentono tale vocazione potrebbero a ragione essere orgogliosi di accettare la sfida e la responsabilità di diventare genitori adottando uno dei molti bimbi già al mondo.

Il lavoro di preservare e recuperare quel che rimane della biosfera terrestre non sarà completato nell’arco delle nostre vite, per cui è importante coinvolgere gente più giovane, dando loro la possibilità di continuare l’opera. Però, mettere al mondo altri di noi non è necessario ed è anzi controproducente.


D: Perché dovrebbe interessarci se gli animali si estinguono?

C’è chi dice: «L’estinzione è un fenomeno naturale. Il 99,9% delle specie vegetali e animali esistite dalla notte dei tempi si sono estinte.».

Questo mette a posto tutto, vero? Non dovremmo preoccuparci dei pochi milioni di estinzioni odierne. Fa tutto parte del processo naturale della vita sulla Terra.

Con lo stesso ragionamento, non dovremmo preoccuparci di coloro che muoiono giovani. La maggior parte della gente vissuta in tutti i tempi è ormai morta e, alla fine, tutti finiremo per morire. Ne consegue che l’estinzione della specie umana non dovrebbe farci neppure battere ciglio.

Però, se è vero che le specie oggi viventi rappresentano solo lo 0,1% dell’intera storia biologica della Terra, allora le loro estinzioni sono ancor più tragiche. Qualsiasi specie oggi vivente, compresa la nostra, merita profondo rispetto e riverenza per il suo essersi evoluta a spese di fantastiliardi di altre specie e per il suo aver trasmesso il proprio codice genetico attraverso miliardi di anni.

In un certo senso, ogni essere vivente costituisce il culmine dell’evoluzione. Sacrificare l’esistenza stessa di una qualsiasi forma di vita per qualcosa di così superfluo e transitorio come il denaro è un oltraggioso crimine contro la Natura.

Il tasso di estinzione odierno è quasi mille volte superiore a quello medio di intere ere precedenti, e praticamente la scomparsa di ogni specie deriva dall’attività di una sola. Indovinate quale.

La nostra estinzione volontaria per il bene sempiterno di tutta l’altra vita sulla Terra sarà la dimostrazione definitiva delle migliori qualità dell’umanità: la compassione e la ragione.

Collegamenti a siti con informazioni circa le estinzioni.


D: Gli umani sono la specie più importante sulla Terra?

«La Terra non ci appartiene, noi apparteniamo alla Terra. L’uomo non ha intessuto la rete della vita, è semplicemente uno dei fili che la costituiscono. Qualsiasi cosa egli faccia a quella rete, la fa a se stesso.»

Attribuito a “Chief Seattle” (Noah Sealth 1786-1866)
La verità, chiunque l’abbia scritta.

Sicuramente siamo quella che ha più potere. Abbiamo il potere di distruggere il pianeta o di aiutarlo a ridiventare un paradiso naturale. Le nostre scelte hanno un impatto maggiore rispetto a quelle di altri animali, per cui in qualche modo l’Homo sapiens è la specie più importante sulla Terra.

Un altro test della nostra importanza consiste nel chiedersi come se la caverebbe la biosfera senza di noi. Quanto più una specie è in alto nella catena alimentare, tanto meno importante essa sembra essere per la sopravvivenza di quella catena.

La biodiversità si va riducendo in modo considerevole a causa dell’estinzione dei predatori carnivori, che influisce negativamente sulle specie alle quali appartengono le loro prede, ma più che spezzarsi, in questo caso la catena alimentare si accorcia. Allo stesso modo, noi umani non facciamo praticamente più parte della catena alimentare, e quando ci estingueremo la nostra scomparsa non creerà alcuna discontinuità.

I batteri microscopici che si trovano negli intestini delle termiti sono essenziali per la sopravvivenza della vita sulla Terra. Per quanto l’Homo sapiens possa essere speciale, nel contesto della biosfera sembra che si tratti di una specie sacrificabile.

L’estinzione del paio di dozzine di specie che basano la propria sopravvivenza sull’esistenza degli umani è tragica ma inevitabile. Sebbene il nostro cuore non palpiti pensando alle piattole e sebbene ben pochi abbiano mai visto uno qualsiasi dei miliardi di acari e microbi che vivono su di noi e dentro di noi, ognuno di questi esseri è una forma di vita unica che contribuisce alla varietà della vita sulla Terra.


Indicatore della profondità ecologica

L’indicatore della profondità ecologica è pubblicato anche a pagina 8 di “Deep Environmental Politics: The Role of Radical Environmentalism in Crafting American Environmental Policy” di Phillip F. Cramer (Praeger 1998).


D: Gli umani non hanno un proprio posto in Natura?

È stato detto che il nostro malessere ambientale nasce dall’aver perso il contatto col mondo naturale. Forse la lista che segue potrà aiutare a ritrovare il nostro senso d’appartenenza alla Natura. Unitevi alla ricerca d’una nicchia per noi umani ed aiutate a determinare il nostro ruolo sulla Terra.

Contrassegnate le definizioni che ci si addicono:

Alcuni rimangono attaccati all’idea che noi si faccia ancora parte della Natura e forse è davvero così dipende da cosa si intende con “essere parte”.

Un ecosistema consolidato ed equilibrato funziona secondo delicate simbiosi. Tutte le specie interagiscono tra di loro in tre modi possibili: mutualistico, comunitario o parassitario. Una relazione mutualistica avviene a vantaggio di entrambi gli organismi. Una relazione comunitaria non apporta vantaggi né svantaggi agli organismi che interagiscono. Una relazione parassitaria comporta dei vantaggi per un organismo e dei danni per l’altro.

Siamo parte della Natura allo stesso modo in cui una compagnia per lo sfruttamento del legname fa parte della foresta? O allo stesso modo in cui un contadino fa parte della fattoria? Potremmo essere parte della Natura allo stesso modo in cui lo è, per esempio, un’otaria che mangia ricci di mare ed è mangiata dagli squali.

Un tempo, come le otarie, facevamo parte dell’ecosistema. Poi abbiamo sviluppato l’agricoltura e siamo diventati dei parassiti che dipendono dallo sfruttamento della Natura per sopravvivere ma che non danno nulla in cambio.

Lo studio dei fossili mostra che ogni volta che l’Homo sapiens ha raggiunto un continente si è avuto uno spasmo di estinzioni. Tipicamente, le specie invasive esotiche sconvolgono gli ecosistemi, e noi non facciamo eccezione.

A livello filosofico il mito della nostra appartenenza alla Natura è senza dubbio basato su una qualche ragione. Però, la verità viene a galla esaminando la nostra vita quotidiana e chiedendoci «Quale parte della mia giornata media fa parte della Natura?».

Potete leggere qualcosa circa le relazioni dei popoli primitivi con la Natura in un articolo di Skeptic Magazine.


D: La sovrappopolazione non è soltanto un problema di distribuzione delle persone?

È vero che la gente si ammassa in alcune aree mentre altre restano relativamente disabitate, ma definiamo il termine “disabitato”. Non è che un territorio si possa considerare disabitato solo perché non vediamo case e persone.

I terreni agricoli e i pascoli sono disabitati, come pure le basi militari e i poligoni di tiro per le esercitazioni d’artiglieria. Le foreste non primigenie sono in realtà piantagioni governate ad uso e consumo degli umani, e molte sono anche sfruttate più del dovuto. Se col termine “disabitate” definissimo quelle zone nelle quali l’influenza umana è ecologicamente insignificante, penso che scopriremmo che esistono ancora ben poche aree nelle quali “distribuirsi”.

È ingenuo pensare che tutto quel che dovremmo fare è “distribuirci” meglio per risolvere il problema del sovraffollamento. Ci serve ben più di un semplice posto per sederci! Abbiamo bisogno acqua, cibo e calore. E, che ce ne rendiamo conto o no, abbiamo bisogno anche di ampie zone selvagge senza ombra d’esseri umani.

In termini di impatto ambientale, ammassare la gente nelle città preserva le aree naturali meglio di quanto farebbe lo sparpagliarci uniformemente sull’intero territorio. Ciò costituisce una soluzione solo temporanea. Le zone sovraffollate allungano i propri tentacoli per procurarsi il necessario prelevandolo dalle zone agricole e naturali.

Un’analisi più accurata del nostro impatto ambientale è costituita da quella che William Rees chiama “impronta ecologica”.

Per calcolare la vostra impronta ecologica approssimativa, dedicate qualche minuto a questo semplice questionario dal sito Redefining Progress

I consumi hanno molto a che fare con l’impronta ecologica, e la riproduzione moltiplica i consumi. Dopo aver determinato la vostra impronta ecologica, aggiungete ad essa il 50% per ogni nuova persona che avete messo al mondo. I figli adottivi o in affido non vanno aggiunti al vostro computo in quanto la loro impronta ecologica è già a carico dei rispettivi genitori biologici.

Se la nostra densità di popolazione migliorasse, non dovremmo convertire gli ecosistemi naturali in zone agricole, industriali, residenziali e per l’intrattenimento.

Vedere la Terra di notte aiuta a capire che al mondo rimangono ben poche aree disabitate.

Queste carte della Wildlife Conservation Society, disponibili in formato PDF, mostrano la densità della popolazione umana, l’impronta ecologica e la quantità residua di habitat selvaggi.

Le impronte ecologiche nazionali sono state calcolate dal Global Footprint Network. I loro calcoli evidenziano se l’impronta ecologica di una nazione è minore della sua capacità biologica (la nazione dispone quindi di una riserva ecologica) o se ha superato il limite di sostenibilità (la nazione soffre quindi di un deficit ecologico).


D: Non ci pensa la Natura a ristabilire un equilibrio quando la sovrappopolazione si fa eccessiva?

«È una semplice e logica verità il fatto che, in mancanza di un’emigrazione di massa verso lo spazio con razzi che decollino al ritmo di parecchi milioni al secondo, i tassi di natalità incontrollati sono destinati a portare ad altrettanto incontrollati tassi di mortalità. È difficile credere che una verità tanto semplice non venga compresa da quei leaders che proibiscono ai loro seguaci di usare metodi contraccettivi efficaci. Essi esprimono una preferenza per i metodi “naturali” di limitazione della popolazione, ed un metodo naturale è esattamente quel che finiranno per avere. Quel metodo si chiama morte per fame.»

~Richard Dawkins, Il gene egoista

Quando l’esploratore olandese Jacob Roggeveen scoprì Rapanui nella Pasqua del 1722, vi trovò circa 2000 persone e nessun albero né arbusto che fosse alto più di tre metri. Niente pipistrelli, uccelli, lucertole o lumache. Gli unici animali domestici di cui disponessero erano i polli. Le loro barche facevano così tant’acqua che essi dovevano dedicare al continuo svuotarle almeno tante energie quante ne dedicavano al remare. Su quell’isola le cose non erano andate sempre così male.

L’analisi dei pollini di campioni prelevati in profondità e riportati in Inghilterra al fine di studiarli e l’analisi degli avanzi di cucina rivelano un dramma che si sta replicando su scala globale. Come noi non possiamo lasciare la Terra, cos’ gli abitanti dell’isola non poterono lasciare Rapanui.

Verso il 400, alcuni Polinesiani approdarono ad un paradiso tropicale. Nel giro di un secolo stavano costruendo le familiari statue di pietra che Erich Von Daniken pensava fossero state scolpite da visitatori provenienti dallo spazio gli isolani sicuramente non avrebbero potuto farlo vista la penuria di materiali.

Per almeno 30.000 anni prima dell’arrivo di questo invasore esotico, Rapanui aveva un ecosistema florido e vario. Le palme enormi erano perfette per ricavarne le canoe che gli isolani impiegavano per cacciare le focene. Nell’800 la distruzione delle foreste era già a buon punto, e nel 1400 le palme erano ormai estinte. La popolazione umana dell’isola può aver raggiunto il suo massimo verso le 20.000 unità.

Immaginate l’abbattimento dell’ultimo albero per ricavarne una canoa, con qualche ambientalista radicale che prevedeva tragedie future per il fatto che non ci sarebbero più state canoe per le generazioni successive. Le focene costituivano circa un terzo della dieta degli isolani e senza grandi canoe era impossibile cacciarle. Gli alberi venivano impiegati anche per spostare le statue dalle cave, man mano che i clan si affaccendavano nella loro smania di primeggiare.

Sembra che la società abbia avuto un rapido tracollo, come si deduce dagli attrezzi abbandonati nelle cave e dalle statue lasciate a metà. Il quadro non è ancora completo e continua il dibattito circa la pratica del cannibalismo. Un insulto ancor oggi diffuso sull’isola di Rapanui si può tradurre con «Ho ancora la carne di tua nonna tra i denti».

Il sacrificio umano e le guerre tra le isole hanno mantenuto stabile si livelli sostenibili la popolazione delle altre isole del Pacifico. Fortunatamente, le società moderne hanno potenzialmente un’alternativa a un simile controllo sulla morte: il controllo sulle nascite.

Rapa Nui (Isola di Pasqua): microcosmo della biosfera terrestre.
Si veda anche Easter Island Home Page.


D: Perché l’estinzione? Perché non limitarci a ridurre la nostra popolazione fino ad una quantità sostenibile?

I Sostenitori del VHEMT preferiscono quell’obiettivo, mentre i Volontari vedono nell’estinzione l’unico metodo sicuro per evitare che si finisca per riprendere a riprodursi fino a raggiungere nuovamente la densità attuale.

L’omogeneità del nostro DNA suggerisce che la popolazione dell’Homo sapiens si è ridotta fino a meno di 10.000 individui ad un certo punto della nostra storia. Questo collo di bottiglia si è verificato probabilmente 73.000 anni fa, quando il vulcano Toba ha sommerso di ceneri il nostro habitat ed ha provocato un inverno vulcanico. Diecimila sarebbe senza dubbio un numero sostenibile, se non fossimo così fecondi.

L’introduzione di una coppia fertile di membri di una specie esotica è tutto quel che serve per sovvertire un ecosistema e provocare l’estinzione di specie native. Attraverso l’evoluzione siamo divenuti in pratica degli invasori esotici della biosfera terrestre nel suo complesso, invasori incompatibili con le forme di vita non addomesticate.

Mettendo su un piatto della bilancia che la Giustizia Cieca regge nelle proprie mani tutte le specie che si stanno estinguendo e la nostra sull’altro attribuendo a noi stessi un peso 100.000 volte più grande di quello che ci spetta, visto che abbiamo inventato questo esempio nonostante il vantaggio che ci siamo riservati la bilancia penderà a favore della nostra estinzione.

La Giustizia Cieca

Speriamo che la Giustizia Cieca si tolga la benda quando, al momento del verdetto, userà la propria spada per dispensare vasectomie.

Forse prendendo in considerazione la nostra estinzione apprezzeremo più pienamente quel che significa l’estinzione delle altre specie. Può essere che noi si fatichi ad identificarci con delle puzzole o con dei topi ma, per alcuni, accade lo stesso anche tra parenti acquisiti.


Ulteriori informazioni sugli ecosistemi.

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Traduzione italiana di Carpanix visitate www.oilcrash.com per leggere altri articoli riferiti a sovrappopolazione e sovraffollamento.